La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme: storia e visita
Per i cristiani di quasi tutte le confessioni la Basilica del Santo Sepolcro è il luogo più santo del mondo. Sotto lo stesso tetto custodisce la roccia del Calvario, dove la tradizione colloca la crocifissione, e la tomba venerata come quella in cui Gesù fu sepolto e da cui è risorto. Le Chiese orientali la chiamano infatti Anastasis, "Risurrezione".
Dalle origini a Costantino
I Vangeli collocano la crocifissione fuori dalle mura di Gerusalemme, in un luogo chiamato Golgota, e la sepoltura in una tomba nuova scavata nella roccia poco lontano (Gv 19,41-42). Le ricerche archeologiche hanno confermato che l'area era una vecchia cava, rimasta fuori dalla città del I secolo e usata per sepolture.
Dopo il 135 l'imperatore Adriano ricostruì Gerusalemme come colonia romana, Aelia Capitolina, ed edificò un tempio pagano proprio su quella zona. Paradossalmente, questo contribuì a conservarne la memoria. Due secoli dopo, su iniziativa dell'imperatore Costantino, il tempio venne demolito e sotto di esso fu ritrovata la tomba. Il grande complesso costantiniano fu dedicato nel 335. Comprendeva una basilica, un cortile aperto attorno alla roccia del Calvario e la rotonda dell'Anastasis sopra il sepolcro.
Distruzioni e ricostruzioni
La storia dell'edificio segue quella della città. Il complesso fu danneggiato durante l'invasione persiana del 614 e restaurato. Nel 1009 il califfo fatimide al-Hakim ordinò di distruggerlo in modo sistematico, e anche la tomba venne in gran parte demolita. Una parziale ricostruzione fu finanziata in seguito dall'impero bizantino, verso la metà dell'XI secolo.
I crociati, arrivati a Gerusalemme nel 1099, riunirono i diversi santuari in un'unica grande chiesa romanica. La consacrarono nel 1149, e la sua struttura è in gran parte quella che si vede ancora oggi. Seguirono altri secoli di terremoti, incendi e restauri. Dopo l'incendio del 1808 l'Edicola sopra la tomba fu ricostruita nel 1810, nella forma attuale.
Lo Status Quo: una casa condivisa
Una delle prime cose che sorprendono il visitatore è la convivenza, nello stesso edificio, di più Chiese con liturgie, orari e lingue diverse. I rapporti sono regolati dallo Status Quo, un insieme di norme consolidate in epoca ottomana e fissate da un decreto del sultano nel 1852. Lo Status Quo stabilisce chi possiede ogni spazio, chi può celebrare, quando e con quali percorsi.
- Il Patriarcato greco-ortodosso ha la parte più ampia, compreso il Katholikon, il coro centrale.
- La Chiesa cattolica è rappresentata dai francescani della Custodia di Terra Santa, che officiano tra l'altro nella cappella dell'Apparizione e in una parte del Calvario.
- Il Patriarcato armeno custodisce, tra gli altri spazi, la cappella di Sant'Elena.
- Copti, siri ed etiopi hanno spazi più piccoli; gli etiopi vivono sul tetto, nel monastero di Deir es-Sultan.
Il sistema è fragile ma ha garantito per oltre un secolo e mezzo la presenza di tutti. Il simbolo più noto della sua rigidità è la "scala inamovibile", appoggiata da tempo immemorabile a una finestra della facciata. Per tradizione le chiavi della porta sono affidate a famiglie musulmane di Gerusalemme.
Il percorso della visita
La Pietra dell'Unzione
Appena entrati si incontra una lastra di pietra rossastra, sulla quale i pellegrini si inginocchiano. Ricorda la preparazione del corpo di Gesù per la sepoltura. La lastra attuale è relativamente recente; ciò che conta è il gesto che vi si compie da secoli.
Il Calvario
Salendo una scala ripida, a destra dell'ingresso, si arriva al Golgota. Qui si trovano due cappelle: quella latina, dove si fa memoria della crocifissione, e quella greca. Sotto l'altare greco un disco d'argento permette di toccare la roccia nel punto in cui la tradizione colloca la croce. Attraverso alcune vetrate si vede la roccia naturale, con le sue fenditure.
La Rotonda e l'Edicola
Al centro della grande Rotonda sorge l'Edicola. Si entra prima nella cappella dell'Angelo, che conserva un frammento della pietra rotolata davanti al sepolcro, e poi, chinandosi, nella piccola camera funeraria. Lo spazio è minimo, la visita dura pochi istanti e spesso c'è una lunga attesa.
Tra il 2016 e il 2017 l'Edicola è stata consolidata e restaurata da un'équipe del Politecnico di Atene, con l'accordo delle tre comunità principali. Durante i lavori la lastra che copre la tomba venne sollevata per la prima volta dopo secoli. I risultati sono stati pubblicati in sedi scientifiche, e i media della Custodia, come il Christian Media Center, li hanno documentati.
Le cappelle minori
Girando intorno alla Rotonda si incontrano la cappella siriaca, con tombe scavate nella roccia del I secolo, e la cappella francescana dell'Apparizione. Più in basso, scendendo verso le zone più antiche, si arriva alla cappella armena di Sant'Elena e alla grotta del Ritrovamento della Croce. Queste parti aiutano a capire che sotto la basilica c'era davvero una cava.
Consigli pratici
- L'ingresso è libero. Gli orari variano con le stagioni e con il calendario liturgico, quindi conviene verificarli sul posto o tramite le fonti della Custodia.
- Le prime ore del mattino sono le più tranquille. Nei giorni di festa l'afflusso è enorme e alcuni spazi restano riservati alle celebrazioni.
- È richiesto un abbigliamento sobrio, con spalle e ginocchia coperte.
- Durante le liturgie ci si mette da parte: è facile trovarsi nel mezzo di una processione.
- Si raggiunge a piedi dalla Porta di Giaffa o dalla Porta di Damasco. Molti la visitano al termine della Via Dolorosa, che vi si conclude con le ultime cinque stazioni.
Le condizioni di accesso alla Città Vecchia dipendono dalla situazione generale. Prima del viaggio conviene sempre consultare la scheda di Viaggiare Sicuri. Chi sta preparando l'intero itinerario può leggere anche la nostra guida al pellegrinaggio in Terra Santa.
Un luogo da leggere lentamente
Il Santo Sepolcro può deludere chi si aspetta un santuario ordinato e silenzioso. È buio, stratificato, rumoroso, pieno di lampade e di icone di tradizioni diverse. Proprio per questo racconta bene la storia del cristianesimo: le sue divisioni, ma anche la tenacia con cui comunità diverse continuano a pregare sullo stesso luogo da più di sedici secoli. Prima di andarci vale la pena rileggere i racconti della Passione e della Risurrezione nei quattro Vangeli.
Domande frequenti
Chi gestisce la Basilica del Santo Sepolcro?
La basilica è condivisa da più comunità cristiane secondo lo Status Quo. Le principali sono il Patriarcato greco-ortodosso, i francescani della Custodia di Terra Santa per la Chiesa cattolica e il Patriarcato armeno; copti, siri ed etiopi hanno spazi più piccoli.
Che cos'è l'Edicola del Santo Sepolcro?
È la piccola costruzione al centro della Rotonda che racchiude la tomba venerata come quella di Gesù. L'attuale Edicola risale al 1810 ed è stata restaurata tra il 2016 e il 2017.
Perché il Calvario si trova dentro la basilica?
Ai tempi di Gesù il Golgota era fuori dalle mura, vicino a un'area di tombe scavate nella roccia. La città si estese in seguito, e la chiesa costantiniana del IV secolo inglobò sia la roccia del Calvario sia la tomba.
Quanto tempo serve per visitare il Santo Sepolcro?
Almeno un'ora e mezza, ma l'attesa per entrare nell'Edicola può essere lunga. Le prime ore del mattino sono di solito le più tranquille.